LUNGHEZZA 1, 9 km

TEMPO DI PERCORRENZA circa 55 min.

DIFFICOLTA'  bassa

ACCESSIBILITA' PASSEGGINI/CARROZZINE discontinua

 

 

La Città Giardino Aniene, che abbiamo incominciato a conoscere nel sentiero #1, non è fatta solo di villini decorati e basse palazzine con orto annesso. Alla sua realizzazione, infatti, ha contribuito anche l’Istituto Case Popolari (ICP), che, pur cercando di mantenere il gusto architettonico e ambientale che caratterizza l’area, ha lavorato su una progettazione di più ampie dimensioni.

Si tratta quindi di costruzioni che hanno mantenuto una cura estetica sia nelle loro facciate, sia negli elementi interni e di raccordo.

La differenza con lo stile degli ICP degli anni immediatamente successivi è, come avremo modo di vedere, decisamente netta. Se alcuni elementi del barocchetto romano persistono, a partire dalla fine degli anni ’30 è lo stile razionalista, tipico del periodo fascista, a farla da padrone.

La borgata denominata Tufello, ne è, in questo senso, un chiaro esempio.

 

Il Tufello è un piccolo altipiano diventato negli anni ’40 un quartiere popolare I.C.P., una di quelle borgate in cui furono trasferiti i cittadini allontanati dal centro della città a causa degli sventramenti messi in atto dal regime fascista, per enfatizzare il carattere monumentale e rappresentativo di “Roma Capitale”. Inoltre il Tufello ha accolto anche i primi cittadini rimpatriati dalla Francia a seguito dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e per questo alcuni palazzi vengono chiamati “le case dei Francesi”.

Le caratteristiche costruzioni popolari del Tufello sono gli edifici di quattro o cinque piani, di forma lineare senza cortili chiusi. Verso gli anni ’50 e ’60, gli edifici hanno raggiunto fino a sette piani, aumentando ancor di più il carattere ad alta densità abitativa.

Lo stile è quello razionalista, aspetto che si evince anche dalla planimetria del quartiere: i fabbricati sono disposti in modo lineare, i palazzi non presentano le decorazioni di Città Giardino e hanno quasi tutti un’elementare forma cubica, i colori dei palazzi sono gialli, il colore più economico.

Gli spazi interni, però, sono tutti dotati di ampie zone verdi, arredate con panche, arcate e porticati. Non sono i giardini della Città del primo percorso, però danno un senso di comunità e di luogo in cui ritrovarsi.

Il sentiero #2 inizia di fronte ai Giardini di Corso Sempione [P]. Da questa posizione possiamo osservare i primi palazzi ICP che coprono e avvolgono Piazza Sempione, nascondendone al primo sguardo la pretesa rinascimentale [cfr. sentiero #1]. L’edificio di sx (1922-1925, arch. Sabbatini) ben si inserisce nel contesto di Città Giardino, e della sua piazza, per le anomale sporgenze e i comignoli “barocchetti”, oltre che per il fatto di essere stato realizzato dallo stesso progettista del Palazzo Municipale. Del corpo, inoltre, facevano parte sia il teatro-cinema “Aniene” (oggi in stato di abbandono), sia un altro luogo storico del quartiere, il Caffè Bonelli. L’edificio di dx (1925, arch. Limongelli), invece, tradisce maggiormente il periodo storico che lo caratterizza attraverso le retoriche epigrafi poste su ben due facciate del palazzo tra i diversi elementi decorativi (anfore, cesti di frutta e mascheroni). All’interno, un grande cortile a giardino di forma ovale con alti pini e magnolie, e al centro un ovale di sedili in pietra, ci preannunciano lo stile che caratterizza i palazzi ICP che via via incontreremo.

 

Attraversate per dirigervi sul lato sx del quartiere e prendete Via Gargano. Al n° 34, in un altro palazzo ICP, troviamo di nuovo una fontana centrale, di forma ottagonale, mentre proseguendo per Piazza Monte Baldo [1], al n° 5, è ben evidente la scritta “ISTITUTO CASE POPOLARI”, secondo la tipica grafia del periodo fascista. Se vi affacciate potrete vedere come queste costruzioni, pure essendo considerate popolari, riescano a presentare numerose scelte decorative e spazi interni verdi e ben curati. Nulla a che vedere di certo con i villini di Città Giardino [cfr. sentiero #1], ma queste abitazioni, al nostro sguardo contemporaneo, danno l’idea di essere riuscite comunque ad integrarsi bene con una concezione degli spazi abitativi più armoniosa.

Volgete ora lo sguardo a sx verso la scuola elementare Don Bosco . Dalla nostra posizione non possiamo rendercene conto, ma l’edificio scolastico è costruito a forma di “M”, a ricordare, secondo le retoriche dell’epoca, il nome di Mussolini. Da una prospettiva aerea il rimando è ben visibile. Il plesso è stato costruito nel 1928, e l’ultimo piano è stato aggiunto successivamente.

 

Proseguite su Viale Adriatico, e ancora al n° 2 troviamo un altro edificio ICP, caratterizzato questa volta da un grande arco a mò di ponte di collegamento. Andando avanti incontrerete lungo la strada alcuni villini degli anni ’20, molti di meno, però, rispetto alla zona est del quartiere [cfr. sentiero #1], in quanto a partire dagli anni ’50 in poi sono stati sostituti da edifici più grandi e meno caratteristici.

Proseguite ancora per Viale Adriatico, e subito prima del mercato coperto (1958-59, arch. M. Muratori, uno dei primi mercati di Roma con energia elettrica e grossi frigoriferi, che oggi però necessita di ristrutturazione), all’altezza di Via della Verna, girate per una sosta ai giardini [2]. Da qui, con il mercato alle spalle, potete osservare il primo di una serie di comprensori ICP (quello davanti a voi è del 1924) che caratterizzano questa zona, contrassegnato da un bel mascherone a forma di pavone. Provate a chiedere il permesso per entrare e fare un giro [attenzione: non tutto il percorso interno è accessibile] o in alternativa girate per Via Monte Velino e poi per Via Monte Pollino, costeggiando così l’intero comprensorio [attenzione: il percorso qui è privo di passaggio pedonale].

Vi segnaliamo un altro bel comprensorio, situato tra Via Procida e Via Isola Bella, ma anche qui il percorso è privo di passaggio pedonale e quindi non accessibile.

 

Riprendete Via della Verna per ritornare su Viale Adriatico, attraversate per andare sull’altro lato e girate per Via Corvaglia. Ora, senza addentrarvi, fermatevi e giratevi: da qui la prospettiva valorizza appieno la CASA DELLA GIOVENTU' ITALIANA [3] (1934-37, arch. Gaetano Minnucci) realizzata in pieno stile razionalista. Venne costruita in due tempi: nel 1935-37 la casa GIL con un teatro da 650 posti, palestra, piscina coperta e scoperta, e nel 1937 la Scuola di Economia Domestica con aule, refettorio, biblioteca e asilo, sul lato di via dei Monti Lessini. Nel 1965 la struttura fu trasformata in Ostello della Gioventù, mentre oggi ospita una scuola. Negli anni Settanta il teatro fu trasformato in ufficio postale. Ovviamente tutti questi cambiamenti comportarono molte manomissioni, e la piscina, purtroppo, oggi non risulta agibile. La palestra è intitolata a Ferdinando Agnini, un giovane studente antifascista residente nel quartiere che fu ucciso per la sua attività di resistenza.

 

Proseguite superando il cavalcavia sopra Viale Jonio (da dove si possono vedere in lontananza le case degli anni ’20, in viale Jonio 232, con i loro tetti a capanna) e arrivati a Piazza Monte Gennaro, girate a sx per Via delle Vigne Nuove. Qui, arrivati all’angolo con via delle Dolomiti, incontriamo i primi edifici caratteristici del Tufello [4]: una geometria cubica che sembra ripetersi, nelle forme e nei materiali costruttivi, di casa in casa, alternandosi agli ampi cortili interni posti tra un corpo scala e l'altro.

Proseguendo su Via delle Vigne Nuove, arriviamo a Via delle Isole Curzolane, la strada che attraversa tutto il quartiere. Dal centro della via potete osservare il disegno del razionalismo in tutta la sua linearità. Non solo quindi interno alla configurazione di ogni singolo edificio (nelle volte, nei disegni prospettici), ma un razionalismo dialogante tra gli edifici stessi e con un disegno urbano ben evidente dalla piantina.

Proseguite e girate a sx per Via Capraia [5]. Al civico 53 c’è un altro ICP che è stato oggetto di un’interessante ristrutturazione, mentre sulla dx si trova un comprensorio popolare con case più basse. Se è possibile, fatevi un giro all’interno e osservate la distribuzione degli spazi e dei giardini.

Arrivati all’angolo con Via di Monte Massico, al Parco Tufello [A], si giunge alla fine del secondo sentiero: sulla dx c’è la chiesa di Santa Maria Assunta al Tufello, del 1950: ad un’unica navata, è molto semplice nel disegno, sia per il tetto a capanna, sia per come è collocata: leggermente distaccata dal resto delle abitazioni, ricorda una chiesa di campagna.

Sulla sx il Parco Tufello, che ci dà una buona idea di come prima, qui, fosse l’ambiente naturale: è una piccola altura che ha resistito all’urbanizzazione e con i suoi leggeri declivi e smussamenti rende bene l’idea orografica originaria. Oggi è un parco di quartiere autogestito e sulla sua sommità ha un tipico campetto di calcio di periferia, purtroppo un pò troppo abbandonato a se stesso.

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