LUNGHEZZA 2, 45 km

TEMPO DI PERCORRENZA circa 1 ora 15 min.

DIFFICOLTA'  bassa

ACCESSIBILITA' PASSEGGINI/CARROZZINE buona

 

 

Il sentiero #1 inizia dal Ponte Nomentano [P], da quello che è il simbolo storico del III Municipio, un ponte medioevale costruito sui resti di uno più antico romano, un tempo unico collegamento verso la Sabina, attraversato dalla vecchia via Nomentana.

Siamo circondati da tipici pini romani, alti, maestosi, come in uno dei tanti quadri dei paesaggisti dell’Ottocento che hanno raffigurato questo ponte e il fascino delle rovine ad esso adiacenti, che apparivano solitarie in quella che allora era solo campagna romana. Qui, al centro del ponte, guardando scorrere il lento fiume Aniene, si può immaginare  come un tempo questa zona fosse solitaria e staccata dal centro della città.

Ai primi del Novecento, infatti, qui era ancora tutta campagna: oltrepassate le mura di Porta Pia, lungo la Nomentana era possibile incontrare solo qualche villa signorile. Ma dalla basilica di S. Agnese in poi non c’era più nulla, e si arrivava diritti fino al vecchio Ponte Nomentano, per poi entrare nell’agro romano.

Proprio qui, però, nonostante questo distacco dalla zona urbanizzata di Roma – nell’insieme delle azioni volte ad assicurare nuovi alloggi alle masse dei contadini giunti dalla campagna e alla necessità di dare lavoro a chi a causa della Grande Guerra (1915-18) l’aveva perso – venne deciso con la Delibera comunale del 16 luglio 1924 di iniziare la costruzione del comprensorio denominato “Città Giardino-Aniene”.

 

Progettato dall’architetto Gustavo Giovannoni, il modello di riferimento era quello delle garden cities inglesi di fine Ottocento: unire i vantaggi della città, con tutti i suoi servizi, ai benefici della campagna, ovvero ampie zone di verde tra le abitazioni. Una città, quindi, collegata a Roma, ma urbanisticamente chiusa, autonoma, con una sua scuola, una sua chiesa, i suoi negozi, un parco pubblico, un ufficio postale e un cinema-teatro.

I lavori incominciarono agli inizi degli anni ‘20, con la creazione di un consorzio composto da sette cooperative di edilizia sovvenzionata, volte alla costruzione di villini unifamiliari e bifamiliari, e dall’ I.C.P. (Istituto Case Popolari), per la realizzazione di case popolari, impreziosite da particolari e decorazioni (arcate, canne fumarie, balconcini a balaustra).

Per entrare nella nuova Città Giardino fu costruito un nuovo tratto della Via Nomentana (oggi Via Nomentana Nuova) e un nuovo ponte (Ponte Tazio) volto direttamente verso la piazza centrale (Piazza Sempione), luogo dei principali servizi attorno cui si diramavano i villini e le palazzine, i loro ampi spazi verdi e gli orti per piccole coltivazioni.

Molti di questi villini sono un esempio architettonico di quello che è stato definito il “barocchetto romano”, uno stile che riprende il barocco, ma che ha anche rimandi medioevali, con stucchi e fregi con figure di animali, finestre alte e strette con arco a tutto sesto, torrini, balconcini, semitorri cilindriche (bow-window) che interrompono le superfici piane delle mura o quelle poste all'angolo dell'edificio.

Dalle foto dell’epoca l’immagine di un’atmosfera agreste è ben evidente e la piazza, posta al centro del disegno urbano, da cui si dirimano tutti i villini lungo l’asse longitudinale del corso dell’Aniene, dà l’idea più di un paese che di un nuovo quartiere di Roma.

Lasciandoci quindi alle spalle l’immagine di questa campagna, oltrepassiamo il fiume attraversando il “nuovo” Ponte Tazio [1], dal nome del re sabino Tito Tazio, e avventuriamoci verso il cuore della Città Giardino, in questo particolare “borgo” dai rimandi medievaleggianti (forse in omaggio alle torri merlate del Ponte Nomentano come, a metà del Ponte Tazio, uno scorcio suggestivo sembra evocare).

Proseguendo, costeggiate i giardini (sulla dx) e da Corso Sempione entriamo direttamente nella piazza omonima. Piazza Sempione [2] si presenta a tutti gli effetti come la piazza di un borgo medievale-rinascimentale. Sulla sinistra c’è il palazzo municipale, del 1923, con porticato ad arcate a tutto sesto, sorrette da pilastri in blocco di tufo bugnato e una torre con un grande orologio. Il complesso fu destinato a delegazione municipale, spazio per botteghe, scuola elementare, sede del Liceo Classico Orazio, delle poste e del telegrafo. Il quarto piano è stato costruito successivamente, negli anni ‘50, senza tuttavia stravolgere l’impianto architettonico iniziale. Oggi è la sede principale del III Municipio.

 

Di fronte abbiamo la Chiesa dei SS. Angeli Custodi, del 1924, così denominata in ricordo della Chiesa dei santi Angeli Custodi di via del Tritone, che doveva essere demolita verso la fine degli anni '20 per l’ampliamento della strada. L’edificio fu ideato dall’architetto Giovannoni in stile cinquecentesco, arricchito da un portale con colonne e finestra-rosone sotto il timpano.

Al centro della piazza, c’è una statua raffigurante la Madonna, costruita però tempo dopo, nel 1948, e oggi, a differenza delle foto di una volta in cui si vedono i bambini che durante i giorni di festa la sormontavano, è attorniata da sbarre di protezione che quasi la nascondono.

Con un leggero sforzo salite sul sagrato [per chi ha difficoltà, a sinistra della chiesa, a via delle Alpi Apuane 6, c’è la possibilità di usare l’ascensore]. Da qui, la sensazione di essere in un’altra città è ancora più forte: pensate ai primi abitanti che, da qui in alto, vedevano solo una strada e in mezzo tutta campagna. Dalla piazza partiva un piccolo torpedone che arrivava fino alla Basilica di S. Agnese: da qui si proseguiva con un tram che costeggiava le ville della Nomentana e arrivava alla Stazione Termini. Si era quindi proprio in un’altra città. Dentro Città Giardino, invece, dal 1925 ci si poteva almeno muovere con tre linee interne.

Entriamo ora nella città giardino vera e propria, quella composta da villini unifamiliari e bifamiliari (alternati a volte da costruzioni di periodi successivi: purtroppo nel tempo non si è tenuto conto di una progettazione urbanistica integrata ed omogenea).

Prendete Via Monte Subasio, attraversate Piazza Menenio Agrippa [3], sede del mercato all’aperto, ed entrate a Via Cimone. Per comprendere l’idea sottostante la città giardino può essere utile fermarsi un attimo ad ascoltare il rumore del traffico odierno nella piazza e lentamente salire su per Via Cimone, lasciandoci passo dopo passo il traffico alle spalle, in dissolvenza acustica: l’impressione è proprio quella di stare in una quiete di campagna pur essendo, a tutti gli effetti, in città…

 

Durante la passeggiata vi consigliamo di “perdervi” tra i villini, e ai bambini (ma non solo!) suggeriamo un piccolo gioco: vediamo chi riesce a scoprire più animali nei doccioni e nelle varie decorazioni poste ad ornamento delle abitazioni.

Il nostro percorso di base prosegue così su per Via Cimone, per poi, all’altezza del primo slargo, girare a sinistra per Via Monte Tomatico [attenzione: la strada è priva di passaggio pedonale, ma è da qui in avanti che si comprende appieno l’originario spirito della Città Giardino]. Proseguite poi per Via Monte Nevoso: all’altezza di Via Camaldoli, si riesce a vedere bene la Torre di Casal de' Pazzi. Via Monte Nevoso è particolarmente interessante poiché, costeggiando il fiume Aniene, permette ancora di vedere, in alcuni villini, gli orti che in queste abitazioni erano spesso presenti già nella progettazione abitativa.

Poco più avanti, sulla sx, c’è il meandro dell’Acqua Sacra, con una delle entrate alla Riserva Naturale Valle dell’Aniene [4].

Ritornate ora indietro passando internamente sulla sx per Via Monte Fantino, girate sempre a sx per Via Picco dei Tre Signori, e poi a dx per Via Monte Acero.

Dopo questo breve giro per i villini siete così ritornati su Via Cimone: proseguite andando verso sx, attraversate Viale Gottardo per giungere a Via di Monte Sacro. Dopo aver superato l’Opera Nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, costruzione di chiara matrice del periodo fascista, proseguite sul lato sx dove continua il percorso accessibile, costeggiando la piccola altura che ha segnato questa zona, dando alla fine il nome a tutto il quartiere. Stiamo parlando del Sacer Mons, il Monte Sacro, il luogo in cui si narra che, nel 494 a.C., si ritirò la plebe romana, compiendo uno dei primi scioperi nei confronti dei ricchi patrizi a causa delle ingiuste leggi che li privavano delle libertà. Ed è per questo che è stato scelto nell’Ottocento da Simon Bolívar, il patriota e rivoluzionario del Venezuela, come luogo in cui proclamare il suo giuramento per la libertà dei popoli oppressi del Sud America.

 

Arrivati in fondo alla via, girate a dx sull’antica Via Nomentana [attenzione: si interrompe il percorso accessibile] e lasciando sulla sx i resti di un antico mausoleo romano (imponente, eppure nascosto e arroccato nei giardini di Corso Sempione) girate a dx per Via Falterona. Qui, sulla sx c’è il punto di accesso al Parco di Monte Sacro [5] (oggi denominato Parco Bolívar) , sulla cui sommità oggi vi è la stele in onore dell’eroe sudamericano con l’epigrafe del suo giuramento.

Ritornate indietro per Via Falterona e riprendete sulla dx via Nomentana per arrivare all’angolo con Via Maiella. Da qui, guardando alle vostre spalle, potrete scoprire i resti di un altro antico mausoleo, nascosto tra le marmitte dei numerosi meccanici di zona.

Via Maiella ci riporta verso Corso Sempione e anche verso la fine di questo percorso, con il punto di arrivo ai suoi Giardini [A], in pieno stile primo Novecento. Ma ci porta anche verso l’inizio di quello successivo: dai caratteristici villini, infatti, passeremo ai nuclei abitativi di più grande estensione, meno vicini all’idea della città giardino e più in sintonia con l’ideologia del regime fascista. Dal comprensorio di Via Maiella, infatti, si staglia un’epigrafe caratteristica di quei tempi: “Dalle case ben fatte e ben tenute esce come da giovane sorgente un senso di freschezza e di salute”. Un nuovo periodo storico, e un nuovo modo di concepire l’abitazione, che si può scoprire nel secondo sentiero.

Seguici su

  • Grey Facebook Icon
  • Grey Twitter Icon