Trekking Urbano della memoria

Una camminata narrativa alla scoperta della Storia e delle storie dei quartieri Val Melaina e Monte Sacro durante l’occupazione nazifascista a Roma, attraverso dodici tappe (da Luglio 1943 a Giugno 1944).

Il Trekking Urbano della Memoria nel Municipio III, parte da Val Melaina, passa per il Tufello e arriva a Monte Sacro, ripercorrendo le storie di chi in questi quartieri ha vissuto e combattuto durante l’occupazione nazifascista a Roma.

É una camminata narrativa, che segue il racconto incalzante degli eventi attraverso dodici tappe (una per ogni mese, da luglio 1943 a giugno 1944), dove ogni tappa è legata a un luogo e ad uno o più protagonisti di quel periodo.

 

Questo è il percorso:

 

Luglio 1943. Belvedere da Via del Gran Paradiso

Si parte dalla lapide in memoria di Fantini, Pistonesi, Piasco e Rocchi e ci si ferma sul “belvedere” sopra la Metro B Jonio. Qui il luogo è buono per rievocare il primo bombardamento di Roma (19 luglio del 1943), che ha coinvolto anche l’aeroporto Littorio sulla Salaria, non lontano da qui.

 

Agosto 1943. Tufello, le case dei “francesi”

Si prosegue per un rapido passaggio al Tufello, borgata realizzata nel ‘39/’40, vicino le cosiddette “case dei Francesi”, costruite per accogliere gli emigranti italiani costretti a rientrare dalla Francia e dalle colonie a seguito della guerra d’Etiopia. Dopo la destituzione e poi l’arresto di Mussolini la guerra sembra poter finire ma è solo un’illusione: ad agosto i bombardamenti degli alleati proseguono.

 

Settembre 1943. Viale Adriatico 136-140

Da via Capraia, al Tufello, si passa per Viale Jonio e si prosegue per Via Lampedusa. Qui all’angolo con viale Adriatico ci appare l’ex G.I.L., la Casa della Gioventù Italiana del Littorio. L’abbiamo scelta quale edificio più rappresentativo in zona dello stile urbanistico razionalista, tipico del fascismo.

Da un punto di vista storico, è fondamentale la data dell’8 settembre, con la proclamazione dell’armistizio. A Porta San Paolo si combatte contro l’esercito tedesco, e trai civili ci sono anche diversi di Montesacro e dintorni. Ma è tutto inutile. Roma viene occupata militarmente dall’esercito tedesco.

 

Ottobre 1943. Via Monte Argentario 8

Qui c’è il villino dove abitavano Nicola Rainelli e Paul Lauffer, e dove si riunivano insieme ad altri, tra cui Agnini, per progettare una possibile resistenza.

È il gruppo dell’Arsi, Associazione rivoluzionaria studenti italiani.

Nicola Rainelli e Ferdinando Agnini sono le figure principali intorno a cui viene sviluppandosi a Montesacro una fitta rete di rapporti che in breve coinvolge decine di giovani.

Rainelli è uno studente di medicina legato al Partito d’azione nella cui casa, un villino in Via Monte Argentario, ha trovato riparo e lavoro Paul Lauffer, un medico dentista austriaco di religione ebraica fuggito dalla Pomerania, all’inizio delle persecuzioni ebraiche. Ha rapporti anche con alcuni giovani operai di Valmelaina, Pistonesi e Piasco, ed è con Agnini uno degli animatori dell’Arsi, Associazione Rivoluzionaria Studenti Italiani.

 

Agnini, anche lui studente in medicina e poeta, è il punto di incontro di molteplici esperienze. Ha rapporti con l’antifascismo cittadino, con i giovani operai del quartiere e riesce con la sua personalità e sensibilità ad attrarre molti di quei ragazzi che ha conosciuto a scuola o con cui ha giocato a pallone o fatto il bagno nell’Aniene.

 

Dell’Arsi ne fanno parte tra gli altri Orlando Orlandi Posti, Franco e Sara Caccamo, Luciano Celli, Lina Rainelli, Mario Perugini, Gianni Corbi, Girolamo Congedo e Giorgio Lauchard e i giovanissimi – li incontreremo più avanti - “caimani del Bell’orizzonte”.

 

 

Nel frattempo, ad ottobre è un susseguirsi di infauste date: dopo aver disarmato la Divisione Piave, il 7 ottobre vengono deportati nei campi di lavoro in Germania più di 2.000 carabinieri ancora in servizio; poi il 16 ottobre 1943: il giorno del rastrellamento e della deportazione di 1023 persone di religione ebraica dal ghetto. Portati ad Auschwitz, ne tornarono vivi solo 16. A Montesacro vive da anni la famiglia Funaro. Sono presi e deportati. Il figlio Dario ha solo poco più di 13 anni, ma è già andato a Porta San Paolo per la difesa della città.

Infine, a Montesacro, il 27 ottobre, c’è il primo rastrellamento indiscriminato nelle strade di Roma. Più di mille persone vengono incolonnate dalle SS sulla Via Nomentana, vengono fatti marciare per sei chilometri verso Mentana e nei pressi di Casal Coazzo, dopo minacce e urla, ne vengono trattenuti 346 per il lavoro obbligatorio mentre gli altri sono liberati.

 

Novembre 1943. Piazza Monte Baldo 2

La scuola “Don Bosco” viene utilizzata dai tedeschi come comando militare. Nel frattempo il 18 novembre i giovani dell’Arsi, oltre a effettuare diverse azioni di sabotaggio, fanno uscire clandestinamente il primo numero del giornale La nostra lotta, una pubblicazione cui Agnini ha dedicato molte energie e che probabilmente è anche la prima pubblicazione clandestina di studenti universitari.

 

 

Dicembre 1943. Piazza Sempione 15

L’ex Liceo Classico Orazio, oggi sede centrale del Municipio III. Il Liceo è la fucina intellettuale di questo fermento e azione politica, che però incomincia a subire le prime perdite

Il primo a cadere a Montesacro nelle mani della Gestapo è il Tenente generale d’artiglieria Vito Artale. Dopo l’8 settembre, coerente con il proprio giuramento di fedeltà al paese, non aveva accettato di sottomettersi all’autorità tedesca e aveva cercato di sottrarre materiale e documenti di notevole valore militare e civile e di rendere inutilizzabili apparecchiature e macchine. Viene arrestato il 9 dicembre del ’43, imprigionato a Via Tasso, e più volte torturato. Dopo parecchi mesi di detenzione verrà fucilato alle Fosse Ardeatine.

Subito dopo vengono presi buona parte degli antifascisti già schedati e vicini al Partito comunista.

A denunciare che a Montesacro vi è un movimento comunista armato e che hanno progettato di far saltare un ponte è un tal Guadagni Luigi.

Ad indicare gli obiettivi alla pattuglia sono le spie che vivono nel quartiere e che conoscono gli antifascisti del quartiere e le loro abitazioni.

 

Il primo ad essere arrestato è Italo Grimaldi. La mattina del 20 dicembre viene prelevato vicino al suo negozio da una squadra di SS affiancata da tre fascisti.

Italo Grimaldi era nato a Budrio, vicino Bologna, nel 1899. Nel 1922 la sua famiglia, per sottrarsi alle persecuzioni dei fascisti, si trasferì a Roma.

Faceva il macellaio, abitava a Piazza Matese 7. Aveva aderito al Partito Comunista Italiano.

Nell’arco delle 24 ore seguenti il primo arresto vengono prelevati Riziero Fantini, Antonio Feurra, Raffaele Riva, Giovanni Andreozzi e Filippo Rocchi.

 

Rocchi Filippo. Bracciante, nato a Fara Sabina il 13 febbraio 1909. Abitava a Via delle Cave Fiscali 25. Aderì al Partito Comunista Italiano. Arrestato il 23 dicembre 1943. Detenuto a Via Tasso e poi a Regina Coeli. Fucilato il 24 marzo alle Fosse Ardeatine.

 

Riziero Fantini è del 1892. Nato a Coppito, in provincia dell’Aquila, da una famiglia povera, di contadini. Ebbe un lungo trascorso da anarchico, poi decise di aderire al Partito comunista. Divenne responsabile della cellula e profuse molto impegno nell’organizzazione della lotta al fascismo. Gli ultimi anni abitava a Val Melaina, a via Calimno 7.

Antonio Fèurra è nato nel 1893 a Seneghe [sceneghe], in provincia di Oristano, da cui si allontanò a causa delle sue ferventi posizioni antifasciste. A Roma si unì ai Gap (Gruppi di azione patriottica). Vendeva frutta e verdura, abitava a Viale Gottardo.

Raffaele Riva è nato a Sant’Agata bolognese, nel 1896. Era un operaio generico che dopo l’avvento del fascismo fu costretto a lasciare il suo paese per le persecuzioni a cui lo sottoponevano i fascisti. Visse un anno in Garfagnana e poi si trasferì a Roma, qui a Montesacro dove c’erano molti romagnoli ed emiliani.

Il 30 dicembre Grimaldi, Fantini e Fèurra, dopo un sommario processo, sono fucilati a Forte Bravetta: sono le prime vittime dell’ordine che i nazifascisti hanno imposto alla città.

 

Gennaio 1944. Fiume Aniene

La spiaggetta dei giovani “Caimani del Bell'Orizzonte”

Sono giovanissimi, fra i quattordici e i diciotto anni, una sorta di gruppo nel gruppo dell’Arsi: Alvaro Vannucci, Giuseppe Gnasso, Corrado Fulli, Mario Belotti, Mario Condigliani, e De Anna, tutti studenti del Ginnasio Orazio Flacco e assidui frequentatori di una spiaggetta sull’Aniene, oltre il Ponte Vecchio, chiamata il “Bell’orizzonte” ove d’estate si fa il bagno. I “caimani” quando non nuotano si incontrano al Bar Bonelli o nei prati per interminabili partite a pallone. Sono legati da una salda e lunga amicizia che li ha portati a maturare insieme la scelta dell’impegno e sarà il cemento che li sosterrà anche nella lotta clandestina.

 

 

Con i primi arresti e fucilazioni, la storia dell’attività dell’Arsi nel quartiere si fa più nebulosa e a gennaio confluisce nell’Usi (Unione studenti italiani), l’organizzazione diretta da Maurizio Ferrara e Carlo Lizzani, e vi porta oltre al contributo di forze e di idee anche il proprio giornale.

 

Il 22 gennaio gli Alleati sbarcano ad Anzio, ma l’effetto sorpresa non viene opportunamente sfruttato. I tedeschi resistono al contraccolpo.

Intanto, il 31 gennaio del ’44, sempre a Forte Bravetta, vengono uccisi Riva e Andreozzi. E di lì a pochissimi giorni, una nuova retata sta per irrompere nel quartiere.

 

 

Febbraio 1944. Via Monte Nevoso 14

La casa dove abitava Orlando Orlandi Posti, detto Lallo.

Un ragazzo – era del 1926 – nato a Roma, orfano di padre, studente svogliato delle magistrali, giovane di bell’aspetto e facili speranze. Poi, il cambiamento, si unisce al gruppo dell’Arsi, aderisce al Partito d’Azione. E’ attivo, sempre in prima linea. E nel frattempo si “redime” anche in campo amoroso, e scrive lettere riparatorie a Marcella, la figlia del proprietario del Bar Bonelli.

Il 3 febbraio 1944 c’è un nuovo rastrellamento nel quartiere. Un’operazione preparata con cura che praticamente decapita tutta l’organizzazione. La polizia tedesca conosce i nomi e gli indirizzi di ognuno, blocca le strade del quartiere e inizia a girare casa per casa. Lallo, non appena se ne accorge, incauto del pericolo, corre ad avvisare tutti i suoi compagni. Riuscirà a salvarne parecchi, ma nel tentativo di salutare Marcella, verrà riconosciuto da una spia e arrestato.

Oltre Orlando, vengono presi anche Lauffer, Renzo Piasco e Sara Caccamo.

Antonio Pistonesi, non era in casa al momento della perquisizione. Ma fu preso anche lui pochi giorni dopo, sempre con l’inganno da parte della spia Testorio.

Alla fine dell’operazione una ventina di giovani antifascisti della zona finiscono nelle mani delle SS.

Sono tutti rinchiusi nel carcere nazista di Via Tasso, ripetutamente interrogati e torturati, ma nessuno parla.

Ai tedeschi è sfuggito però l’elemento di maggior spicco del movimento giovanile di Montesacro e le spie Testorio e Sabelli lo sanno. Iniziano così gli appostamenti sotto la casa della famiglia Agnini che si è prudentemente allontanata da Roma. La sera del 24 febbraio la polizia fa un’irruzione nell’appartamento, attende Ferdinando e lo arresta appena rientra. Il giorno dopo viene fermato anche il padre, Gaetano, ed entrambi sono tradotti a Via Tasso. Ferdinando Agnini è sottoposto in quindici giorni a ben dodici interrogatori, ma non cede.

 

 

Marzo 1944. Via Monte Tomatico 4

Il villino dove abitava Ferdinando Agnini

Marzo 1944 è il mese delle rappresaglie tedesche.

Il 7 Paul Lauffer viene fucilato a Forte Bravetta insieme ad altri nove antifascisti: è la risposta alla morte di un soldato tedesco a Centocelle in un attentato gappista. Per la prima, volta anche se non viene dichiarato ufficialmente, le fucilazioni vengono eseguite come forma di rappresaglia e con la barbara regola di dieci italiani per ogni tedesco.

 

Ma la rappresaglia più nota, quella che è rimasta una ferita profonda nella memoria di questa città è quella delle Fosse Ardeatine.

Il 24 marzo, nella immediata rappresaglia nazista per l’attentato di Via Rasella del 23, vengono fucilati Ferdinando Agnini, Lallo Posti Orlandi, Antonio Pistonesi, Renzo Piasco, Filippo Rocchi e Vito Artale . Sono sei dei 335 che, legati a due a due, sono trascinati nelle Cave Ardeatine e lì massacrati con una ferocia inaudita. Un’esecuzione spietata, che dura per ore.

Una ferita profonda perché l’aspetto tragico andrà a modificare la narrazione dei fatti: perché i partigiani che hanno commesso l’attentato non si sono presentati? I tedeschi non avevano forse avvisato che avrebbero fatto scattare la rappresaglia.

No, perché l’ordine è già stato eseguito, era scritto sui manifesti affissi per Roma.

 

 

Aprile 1944. Piazza Matese 7

In questa zona abitavano Italo Grimaldi, Antonio Feurra, Raffele Riva

 

Maggio 1944. Stele di Simon Bolivar

Il Monte Sacro, oggi Parco Boliva. L’abbiamo scelto simbolicamente perché i giovani “caimani del Bell’orizzonte”, dopo che gli arresti hanno sgominato gran parte dei loro rapporti nel quartiere, si spostano sul Monte Scalambra, vicino Frosinone, dove combattono fin quando gli americani non rompono la resistenza tedesca e riprendono l’avanzata verso nord.

 

Giugno 1944. Ponte Tazio

A Via Maiella c’è una lapide commemorativa di tutte le persone che abbiamo incontrato in questa storia. Poco più avanti, davanti al civico 15 dove abitava la Famiglia Funaro ora ci sono le pietre d’inciampo a loro memoria.

Il racconto termina qui, a Ponte Tazio, il 4 giugno del 1944. Roma viene liberata dalle truppe angloamericane. I “caimani”, rientrati a Roma, partecipano ad una sparatoria con i tedeschi in ritirata, riuscendo ad evitare che ponte Tazio sia fatto saltare.

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